La fotografia racconta la danza

Secondo Gisele Freund la fotografia, nella sua funzione sociale, è un mass media, perché niente eguaglia la forza di persuasione dell’immagine.

Come ha ben spiegato Anzellotti, infatti, la fotografia è uno dei media che più impatta il nostro modo di percepire le cose. Soprattutto da quando non si fotografa solo quello che si riesce a vedere l’occhio umano, ma anche cose altrimenti impercettibili a esso. Di conseguenza non può essere una fonte secondaria quando si parla di danza e balletto. La fotografia racconta la danza!

La fotografia, dopotutto, ha una duplice natura: da un lato descrive la performance e la sua aura in una maniera mai fatta prima. Dall’altra, però, frammenta il balletto in diverse “pose”, che siano esse intenzionalmente catturate o casuale momento di una più o meno lunga coreografia.

Roberto Bolle in "Bolero" al Teatro alla Scala, 2019, Archivio Monica Bragagnoli
Roberto Bolle in “Bolero” al Teatro alla Scala, 2019, Archivio Monica Bragagnoli

Nel corso della storia, molti ballerini hanno però avuto un’opinione positiva delle fotografie, considerate come strumento per incapsulare e descrivere quello che fanno. I coniugi e ballerini Dominique e Françoise Dupuy, per esempio, preferivano la fotografia alla danza. La usavano stimolare la memoria e ricostruire i movimenti che intercorrono tra una posa fotografica e l’altra.

La fotografia non viene affatto considerata uno strumento in grado di recuperare quell’aura che non può sopravvivere alla performance. E lo stesso Walter Benjamin non le attribuiva tale capacità.

Ma di certo è uno strumento d’archivio molto più completo di altri, ricoprendo quattro principali funzioni:

  • Funzione documentaria in senso stretto: la fotografia permette di fissare corpi, costumi, scene, luci e dietro le quinte di una prova o di una performance.
  • Funzione iconica: la fotografia costruisce (e dunque permette di ricostruire) l’immagine pubblica e l’immaginario collettivo di stili, danzatori ed eventi diversi.
  • Funzione mnemonica: aiuta i coreografi a ricordare e ricostruire opere. Quindi, può aiutare gli studiosi a fare lo stesso con opere passate e di cui non ci sono registrazioni.
  • Funzione creativa: le fotografie possono essere usate come fonte per coreografie e drammaturgie. Di conseguenza, talvolta possono servire agli studiosi come mezzo per ricostruire il processo creativo dietro una performance.

Fonti

  • Freund G., Fotografia e società, Torino, Einaudi 1976
  • Anzellotti S., Memoria e materia della danza. Problemi conservativi di un patrimonio culturale immateriale

Fonti immagini